venerdì 9 giugno 2017

LA VICINA NASONA...



La bellezza conta, e conta assai e la ragazza pare avesse un bel nasone. 
Io pure da ragazzo mi facevo un problema del mio.

Non mi ricordo più il nome, anche se non è passato troppo tempo.
Diba .. Dida.. Biba.. Bo!

Tuttavia... anche lei, non mi ricordo come si chiamava, sfuggiva ai miei abituali canoni estetici.
Alta, magra, con sto nasone e poche tette..

Come fu, come non fu, giunsi all'effrazione.

Fu impudica, mi invitò a cena, dissi prima sì, poi dovetti dirle no. Per farlo bussai alla sua porta. 
Mi aprì, era appena uscita dalla doccia: i capelli bagnati tutti appiccicati alla testa, la bocca rosa come un fiore carnivoro, un grande telo bianco fasciava il suo corpo longilineo e senza curve. 
Avevo solo un’ora, poi dovevo essere da un cliente, e, fino a quell'istante, non immaginavo ciò che sarebbe successo. 
Chi lo sa come ragiona l'inconscio, (o il cazzo), cos'è poi l'istinto.
So che mi avvicinai, fino a toccarla e la baciai.. 
Divorò la mia lingua, intrecciandola alla sua munita di piercing... fu così che le le tolsi con un gesto il telo di dosso. 
Nuda dinnanzi a me, continuava a sgocciolare.
Aveva una splendida fighetta piccola rosa e rasata.

Le sorrisi e la baciai ancora, mentre con due dita le esploravo la passera..

Era un pozzo caldo d'umori e le accolse con un gemito e un tremito.
Per un'istante ebbi la sensazione di reggerla in piedi con le dita.
Per questo (non volevo che cadesse), la feci inginocchiare e le feci sbottonare il pacco davanti alla sua bocca aperta..

Non ci fu bisogno di farle gentilmente notare che era il caso di succhiarmelo..  
E non trovò niente da obiettare quando assecondai il mio brutto vezzo e glielo spinsi tutto fino in gola.  
Ovunque posso, ove mi sia permesso e concesso, mi piace infilarlo tutto, fino in fondo. 
Giù in gola, le mie mani che spingono sulla nuca. 
Approfittai del suo riprendere respiro per sbatterla sul letto: la presi per i capelli bagnati, e da dietro, come fanno gli animali, la montai.
Si faceva tardi per me, smontai e lei si girò, spalancando le cosce per accogliermi con la figa colante. 
Non potevo dire di no a chi in quel momento bruciava sul rogo. 
La chiavai senza pietà ancora per una mezzora prima di venire..

Lei già aveva goduto due volte urlando il suo piacere al mondo, per cui le ingiungo di occuparsi del mio cazzo, ansioso ormai di beatitudine e buona notte al secchio. 
Significa farselo succhiare per un po', tenendole ben ferma la testa, la mano egoista che spinge la nuca, afferrandola per i capelli, io in piedi sul letto e lei a quattro zampe come una cagna ubbidiente.
E' una posizione che mi ha sempre eccitato ed accontenta la vista..
Da li posso guardare lei che mi succhia cazzo e palle ed simultaneamente eccitarmi guardandole il buco del culo bello aperto..
Ora deve obbedire al mio ritmo incalzante e giu fino in gola. Nessuna pietà, adesso tocca a me la beatitudine.

Al primo spruzzo di sborra vorrebbe fuggirein bagno.
Resiste al secondo, io non le mollo la testa: animo, ragazza! 
Dopo il terzo le sfilo il cazzo dalla bocca che cola sborra..  Non smetto di godere, raglio ancora il mio piacere venendole in faccia: e quattro, e cinque, e sei.

Soddisfatto le sollevo la testa, le labbra piene di sborra. 
Finalmente potrebbe correre in bagno, invece..

Si gira sulla schiena, si lecca le labbra mentre col tre dita si sta spalancando la figa fradicia.. e.. viene ancora autoproclamandosi Troia..


Era tardi, dovevo proprio andare

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